Fisco, ganasce fuori tempo massimo? Equitalia deve risarcire i danni al contribuente per il mancato utilizzo dell’auto.

Equitalia deve risarcire i danni per le ganasce fiscali iscritte sull’auto nonostante il credito da recuperare sia ormai prescritto. Il fermo dell’autovettura ha provocato disagi e danni morali alla contribuente, un’insegnante che la usava per andare ogni giorno presso la sua scuola distante oltre duecento chilometri da casa. Così è scattato un risarcimento del danno per 500 euro oltre ad altri 500 euro per le spese di giudizio.

A deciderlo sono stati i giudici tributari di Campobasso (presidente e relatore Di Nardo), con la sentenza 182/1/2013 depositata lunedì 23 dicembre. La Commissione di primo grado ha riconosciuto quello che in gergo tecnico si chiama danno da lite temeraria e che chiama al risarcimento la parte risultata soccombente in giudizio. In questo caso il collegio ha riconosciuto che Equitalia ha agito «senza la normale prudenza» perché il credito da recuperare era abbondantemente prescritto.

DOCUMENTI
La sentenza della Ctp Campobasso

La vicenda
Ma cosa era successo? Tra marzo e luglio del 2001 la contribuente era stata raggiunta da tre cartelle di pagamento: una relativa a contributi Inps e le altre due a imposte e tributi. Dopo quasi dodici anni (aprile 2013) Equitalia ha proceduto a mettere le ganasce fiscali all’autovettura della contribuente. Solo che erano già passati i dieci anni necessari a far scattare la prescrizione (così come previsto dall’articolo 2946 del Codice civile). In realtà, l’agente della riscossione ha sottolineato in giudizio che nel 2005 aveva inviato altre intimazioni di pagamento che, a suo avviso, avrebbero interrotto la prescrizione. Già, però, la Commissione tributaria aveva accolto la richiesta di sospensiva nello scorso mese di maggio. Ora, oltre ad annullare il provvedimento di fermo, ha anche deciso la condanna di Equitalia al risarcimento dei danni. La decisione riguarda la sola parte dei tributi richiesti con le cartelle, perché il collegio molisano ha ricordato come per la parte dei crediti Inps fosse competente il giudice del lavoro.

La sentenza riconosce che all’epoca del fermo l’insegnante lavorava in un istituto scolastico a duecento chilometri di distanza dalla sua abitazione. Di conseguenza «è ragionevole presumere che fu privata ingiustamente della possibilità di utilizzare la propria autovettuta subendo notevoli disagi e danni materiali». A tal proposito, la pronuncia ricorda anche quanto già precisato dalla Cassazione (pronunce 6976/2003 e 17485/2011): «Il danno da lite temeraria è costituito non già dalla lesione della posizione materiale della parte vittoriosa, ma dagli oneri di ogni genere (patema d’animo, perdite di tempo occorrenti per approntare la propria difesa, preoccupazione di potere soccombere di fronte a un evidente abuso dell’autorità) che abbia dovuto affrontare per essere stala costretta a contrastare l’ingiustificata iniziativa della parte avversa e dai disagi in genere sopportati per effetto di quella iniziativa, danni la cui esistenza può essere desunta dalla comune esperienza».

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Equitalia: come evitare il fermo dell’auto e le altre azioni esecutive.

Dopo aver rovinato il Ferragosto di migliaia di italiani, Equitalia, il principale agente della riscossione dei tributi, si accinge ad apporre il fermo amministrativo su moltissime auto e moto.

Ebbene sì, tra il 12 ed il 13 agosto, giusto prima delle ferie di ferragosto, gli sportelli Equitalia di tutto il Paese hanno notificato a decine di migliaia di contribuenti il tanto temuto preavviso di fermo amministrativo del mezzo di loro proprietà.
In sostanza, ogni malcapitato contribuente ha ricevuto un sollecito di pagamento delle cartelle a suo carico che risulterebbero ancora insolute, unitamente al dettaglio di tutti gli addebiti (in un foglio allegato). A ciascuno è stato quindi concesso un termine di 30 giorni (dal ricevimento della notifica) per pagare, con la “promessa” che, in caso di mancato pagamento, si procederà col fermo amministrativo del mezzo (auto o moto che sia).

Come hanno reagito gli italiani al ricevimento di tale lettera? Alcuni hanno pagato la somma richiesta, altri hanno chiesto la rateazione del debito (essendo impossibilitati a pagare l’intera somma in un’unica soluzione), altri ancora hanno sollevato contestazioni, richiesto lo sgravio delle intere cartelle o, almeno, di parte delle somme loro addebitate.

Visto che, al momento, sembra che i fermi amministrativi non siano ancora stati eseguiti (almeno la maggior parte di quelli preannunciati), c’è ancora tempo per bloccarli. Ecco chi può farlo e quale iter deve seguire.

Prima cosa da fare: analizzare il dettaglio degli addebiti.
Se le cartelle esattoriali, le multe e/o gli atti di accertamento indicati non sono mai stati ricevuti dal contribuente, è opportuno richiedere agli enti creditori interessati ed alla stessa Equitalia di fornire copia della c.d. relazione di notifica di tali atti. Dopodichè, se risultasse che la notifica non è avvenuta o, comunque, è invalida (es. indirizzo errato), sarà opportuno richiedere lo sgravio e l’annullamento dell’atto.

Altra verifica da fare: controllare che le somme non siano già state pagate oppure che gli addebiti siano già stati annullati (ad es. con una sentenza della Commissione Tributaria o del Giudice di Pace oppure da provvedimenti di sgravio richiesti ed ottenuti in autotutela).

Infine, vanno controllate le date di notifica degli atti, quelle di iscrizione a ruolo delle somme e gli anni di riferimento dei tributi. Se fossero già scaduti i termini di prescrizione o di decadenza, bisognerà eccepirlo formalmente.

Il consiglio, quindi, è quello di far analizzare ad esperti della materia la propria situazione debitoria, in modo da procedere con tutte le contestazioni del caso nella maniera e nella forma più adeguate (es. richiesta di sgravio, opposizione alla cartella, opposizione all’esecuzione, ricorso in Commissione Tributaria, ecc.).

NASCE A CONEGLIANO L’ASSOCIAZIONE A TUTELA DELLE VITTIME DI EQUITALIA

Abbiamo costituito l’ Associazione Vittime di Equitalia, a sostegno di tutti i cittadini coneglianesi e delle imprese che hanno avuto problemi con questo apparato che stritola il cittadino. L’attività dell’associazione sarà quella di raccogliere le istanze dei cittadini che, per esempio, rischiano di perdere la propria casa o non possono utilizzare l’auto o non possono avere disponibilità del proprio conto corrente, su cui spesso sono accreditati solo modesti stipendi o pensioni, per una presunta violazione del codice della strada, di cui, nella maggior parte dei casi, non si è stati messi a conoscenza nei modi e tempi previsti per legge.
In  molti casi abbiamo verificato e riscontrato che le somme richieste da Equitalia non erano esigibili e neppure dovute a causa di vistosi errori; e anche per questo l’associazione intende svolgere un’attività di informazione e assistenza per tutti quei cittadini che spesso inconsapevolmente rischiano di pagare somme non dovute. Il modo di operare di Equitalia  è diventato un vero dramma per numerosi cittadini, costretti quasi ogni giorno a scegliere se mettere il piatto in tavola o pagare le somme, lievitate a dismisura, richieste da Equitalia.
Siamo convinti che l’attuale sistema di riscossione deve essere riformato e il contribuente messo nelle condizioni di poter pagare e di pagare il giusto.Abbiamo messo a disposizione un indirizzo e-mai per le richieste di tutela vittime.equitalia.conegliano@gmail.com ma a breve sarà disponibile uno sportello informativo e un numero dedicato.